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Non bisogna tagliare ospedali, ma razionalizzare la spesa sanitaria

Dino Marino (in foto), è intervenuto nel dibattito sulla sanità che in questi giorni ha scatenato il toto ospedale da sopprimere per diminuire la spesa sanitaria pugliese. "Ho appreso, dice Marino, dalla stampa, di un piano che sarebbe stato elaborato dall'assessorato regionale alle politiche della salute, che prevede numerosi tagli di ospedali. Ritengo che prima di chiudere gli ospedali si debba fare un accurato controllo su come sono spesi i soldi riducendo al massimo gli sprechi e intervenendo sulla trasparenza di appalti e forniture".
A farne le spese sarebbero anche i piccoli ospedali della capitanata se è vero che "il taglio di 24 ospedali pubblici, tra cui quelli di San Marco in Lamis e Torremaggiore - dice il consigliere regionale del PD - è un provvedimento che desta estrema preoccupazione nei cittadini della Capitanata. Certamente i drastici tagli del Governo centrale agli enti locali, rendono necessaria una razionalizzazione dei costi, ma non possiamo pensare di tagliare servizi fondamentali come quelli legati alla salute, solo per far quadrare i conti. Le politiche della salute devono essere condivise nella maggioranza".
Sembra di essere ritornati indietro di cinque anni, quando Fitto, con il suo piano salute, propose la chiusura di una serie di ospedali fra cui i due di cui si parla. "Non possiamo somministrare la stessa medicina di Fitto - sostiene l'esponente del Pd  - se si chiude un ospedale, cosa ci mettiamo al suo posto per garantire ai cittadini pugliesi il diritto alla salute? Sono convinto che prima di chiudere c'è bisogno di garantire risorse umane e finanziarie per la medicina del territorio. In alcuni casi i Pal (Piani di attuazione locali) hanno previsto la trasformazione di alcuni stabilimenti ospedalieri, con strutture di riabilitazione e servizi territoriali - spiega il consigliere regionale - partiamo da lì, da una programmazione condivisa con i territori. Infine non si capisce perché il piano di accorpamento di alcuni ospedali attraverso l'utilizzo del progetto di finanza, messo a punto già dal 2006, è rimasto chiuso nei cassetti. L'accorpamento di alcuni ospedali come quelli di Andria e di Canosa, di Trani e di Bisceglie, di Conversano e di Monopoli - conclude Marino - farebbe eliminare circa 1000 posti letto ottenendo, con il consenso della popolazione, strutture ospedaliere altamente high tech".
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