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PER LO SVILUPPO ECONOMICO TAGLI INVECE CHE RISORSE PDF Stampa E-mail
altAl Ministero dello Sviluppo economico sono stati tagliati: 271 milioni di euro dal capitolo relativo la competitività e lo sviluppo delle imprese; 60 milioni di euro per il commercio internazionale e l'internazionalizzazione del sistema produttivo; 11,2 milioni di euro per l'energia e la diversificazione delle fonti energetiche; di 67,2 milioni di euro per la ricerca ed innovazione. La manovra abbassa sensibilmente i trasferimenti agli Enti Locali che per loro natura possono spendere rapidamente e veicolare in tempi brevi un sostegno all’economia. La Finanziaria riduce inoltre in termini assoluti le spese in conto capitale per nuovi investimenti di oltre il 16%, minando considerevolmente il contributo del settore pubblico alla domanda complessiva.
Sul versante delle politiche di sviluppo per le aree sottoutilizzate la finanziaria svuota le risorse del Fas. Questo ovviamente penalizza il Sud e impedisce la piena realizzazione degli obiettivi fissati nell'ambito del Quadro strategico nazionale
Non c'è traccia di interventi a sostegno della domanda. Sarebbe stato necessario prevedere una riduzione di imposta sul reddito delle famiglie, sostegno alle imprese, soprattutto alle piccole e medie, anticipi ed aumenti temporanei di spese pubbliche dirette attraverso nuovi investimenti.

CIO' CHE SERVIVA ALLE IMPRESE NON E' STATO FATTO
Sono praticamente inesistenti le politiche per le imprese. Eppure ci sarebbe stata la necessità di politiche ad hoc per esse. Di rendere automatico l’utilizzo dei crediti di imposta agli investimenti eliminando, temporaneamente, i meccanismi di autorizzazione esistenti; di creare un fondo pubblico di garanzia a sostegno dei Consorzi Fidi per garantire prestiti alle PMI strutturalmente solvibili ma con problemi di liquidità. Di accelerare le procedure di esecuzione per i pagamenti pendenti e per quelli futuri delle pubbliche amministrazioni, anche attraverso la previsione di meccanismi di compensazione tra debiti e crediti nei confronti della pubblica amministrazione. Di garantire il flusso di cassa agli enti locali ed indurre una maggiore flessibilità al patto di stabilità interno, consentendo l’anticipo dei progetti di investimento pronti all’esborso in tempi brevi, a partire dai programmi cofinanziati dall'Unione europea. In particolare andrebbero favoriti e anticipati gli investimenti in nuove tecnologie, ricerca e sviluppo, energia pulita da fonti rinnovabili. Di accelerare l’attuazione degli investimenti pubblici già deliberati ed avviare un piano di nuovi investimenti infrastrutturali pari allo 0,9% del PIL da eseguire entro il 2010. Di prevedere apposite risorse aggiuntive per il rilancio dell'imprenditoria giovanile e femminile, al fine di agevolare l'ingresso nel mercato del lavoro di fasce di popolazione che altrimenti ne rimarrebbero esclusi per mancanza di mezzi ed opportunità. Di prevedere un adeguato rifinanziamento del fondo antiusura al fine di consentire agli imprenditori vittime del crimine di avere mezzi e strumenti adeguati per contrastare efficacemente tale fenomeno.

POLITICHE ENERGETICHE? CHI L'HA VISTE
Anche su questo capitolo la Finanziaria non prevede nulla. Si sarebbe dovuto procedere alla definitiva eliminazione degli oneri impropri che gravano sul costo dell'energia per i consumatori, riducendo le bollette energetiche a partire dalle fasce più deboli della popolazione. Sarebbe stato necessario estendere alle singole imprese i benefici previsti per il risparmio e l'efficienza energetica e confermare il credito d'imposta automatico per le famiglie che intervengono per realizzare l'efficienza energetica delle abitazioni.
Sarebbe stato fondamentale valorizzare le imprese che adottano comportamenti etici in campo ambientale e del rispetto del patrimonio e dei beni culturali, riconoscendo loro meccanismi premiali in sede fiscale.

TURISMO: NESSUN INTERVENTO PER UNA RICCHEZZA ITALIANA
Sul versante di questo comparto determinante per l'economia italiana non sono previsti interventi significativi. Sarebbe stato necessario predisporre adeguati sostegni degli operatori del settore, con particolare attenzione verso la piccola e piccolissima impresa che sicuramente ne è uno degli assi portanti.
Nel turismo troviamo esperienze di neo impresa soprattutto a carattere familiare e giovanili. Si tratta spesso di aziende dove hanno avuto un ruolo rilevante il coraggio, la determinazione e la capacità innovativa della piccola e piccolissima imprenditoria declinata al femminile, che va promossa con contributi concreti, quali servizi alla famiglia adeguati, riqualificazione, formazione. E’ proprio nel turismo che troviamo il maggiore numero di esperienze imprenditoriali originali giovanili e femminili che hanno contribuito a lanciare nuovi stili di vita e a valorizzare intere zone del paese attraverso l’animazione culturale ed ambientale.
Eppure la Finanziaria non prevede nulla per incentivare tali esperienze. Per avviare un percorso che consenta di uscire positivamente da questa congiuntura negativa occorre saper dare al piccolo imprenditore la certezza che non sarà solo quando deciderà di accettare nuovi rischi per migliorare la propria qualità, per sostenere l’innovazione, per scoprire nuovi segmenti di mercato. Tra questi, per esempio, la crescente domanda di turismo accessibile, cioè quella componente turistica che esprime esigenze speciali di comodità ed agevolazioni nella pratica del viaggiare. Un segmento di mercato questo ancora insufficientemente esplorato e privo di sostegni adeguati.
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