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Con la manovra del governo Berlusconi per l'Italia nessuno sviluppo e niente aiuti per lavoratori, famiglie e imprese.
La discussione della Finanziaria avrebbe potuto essere l'occasione per discutere seriamente la direzione in cui sta andando la politica economica del Paese. Purtroppo non è stato così. Le misure inserite nella manovra e di fuori di essa sono deboli. Di questa Finanziaria, infatti, il governo vanta il pregio della "leggerezza" ma in realtà è del tutto inadeguata al nuovo contesto di gravissima crisi economico-finanziaria mondiale. Sarebbero servite misure diverse e ben più coraggiose di quelle programmate con la manovra di luglio e, di più, servirebbero riforme strutturali non flebili interventi spot come quelli previsti dalla finanziaria che non danno alcuna sicurezza per superare la crisi.
È alquanto paradossale che, mentre nel resto del mondo si discute di come affrontare la situazione di particolare gravità che si è determinata negli ultimi mesi, il Parlamento italiano esca dalla discussione sulla legge finanziaria con un mero spostamento di fondi a favore delle associazioni combattentistiche e delle scuole parificate. Sono beneficiari molto significativi, ma non proporzionati alla gravità del momento che si sta vivendo.
In momenti come questi, oltre a cercare di resistere, per così dire, ci si attrezza per il dopo. In questo senso si tratta spesso e volentieri di momenti difficili e di crisi, ma anche di straordinaria opportunità, perché sono quelli in cui sono possibili quei cambiamenti che altrimenti sarebbero molto difficoltosi.
CONTRO LA CRISI
LE PROPOSTE DEL PARTITO DEMOCRATICO
Il Pd propone per il 2009 una politica di bilancio anti-ciclica pari ad 1 punto percentuale di Pil (16 miliardi di euro) per sostenere la domanda interna ed affrontare 5 emergenze, strettamente connesse:
- l'assenza di indennità di disoccupazione per una larga platea di lavoratori, con contratto a tempo indeterminato, ma occupati in settori o aziende escluse dall'assicurazione, o precari;
- la perdita di potere d'acquisto per i redditi da lavoro e da pensione;
- il razionamento del credito bancario per le micro, piccole e medie imprese ed il ritardo dei pagamenti ad esse dovuti dalle pubbliche amministrazioni;
- il crollo dell'attività produttiva nel Mezzogiorno;
- l'impossibilità degli Enti Locali a definire i bilanci preventivi per il 2009.
Per affrontare tali emergenze, il Pd propone:
- l’ampliamento degli ammortizzatori sociali attraverso l'introduzione di una misura temporanea di sostegno al reddito dei disoccupati sprovvisti di copertura assicurativa, da associare ad attività di formazione e programmi di reinserimento lavorativo (da finanziare con 1,5 miliardo di euro). Inoltre, esercizio entro il 31 Marzo del 2009 della delega prevista nel Protocollo sul welfare per la riforma degli ammortizzatori sociali. Infine, la sospensione del pagamento delle rate del mutuo contratto per l’acquisto dell’abitazione di residenza per i lavoratori che perdono il posto di lavoro;
- l'innalzamento delle detrazioni sui redditi da lavoro dipendente, autonomo e da pensione per un importo medio di 500 euro e l’introduzione della dote fiscale per i figli, per tutte le tipologie di reddito, per un importo pari a 2500 euro all'anno per figlio, in alternativa al bonus famiglia (8 miliardi di euro);
- il pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni verso le imprese fino a 250 dipendenti attraverso un fondo da 3 miliardi di euro. L'utilizzo della Cassa Depositi e Prestiti per anticipare i pagamenti dovuti dalle pubbliche amministrazioni alle micro, piccole e medie imprese. Il finanziamento dei Confidi per ulteriori 500 milioni di euro;
- il parziale ripristino delle risorse sottratte agli investimenti nel Mezzogiorno (2 miliardi di euro);
- l'allentamento del Patto di Stabilità Interno per interventi emergenziali di carattere sociale e per spese in conto capitale, così da consentire agli Enti Locali di completare le opere avviate e bloccate dalla Legge 133/08 (1 miliardo di euro).
Il pacchetto delle misure emergenziali proposte (per un valore di 16 miliardi di euro) deve essere integrato dal ripristino di tutti gli incentivi fiscali automatici (in particolare, agli investimenti nel Mezzogiorno, alla ricerca e alle spese a finalità energetico-ambientali) il cui corretto utilizzo va salvaguardato attraverso il miglioramento dei controlli.
Le misure anti-crisi sono, ad eccezione degli interventi fiscali sui redditi da lavoro e da pensione, di carattere temporaneo, ossia non alterano gli equilibri strutturali di bilancio. Per rafforzare la sostenibilità della finanza pubblica e portare rapidamente il debito al di sotto del 100% del Pil, il Pd propone:
- il riavvio dei processi di riforma per la regolazione concorrenziale dei mercati e la piena attuazione di “Industria 2015”;
- il riavvio delle politiche anti-evasione, contestualmente all’estensione a tutte le tipologie di reddito degli schemi di sostegno fiscale al potere d’acquisto e alla famiglia (come indicato nel punto 2 delle Proposte);
- la ricostituzione della Commissione per completare la spending review ed individuare i programmi di spesa da eliminare e riorganizzare;
- l'introduzione della centrale unica per gli acquisti nelle pubbliche amministrazioni centrali e in ciascuna amministrazione regionale (con operatività estesa agli enti locali presenti sul territorio regionale).
Il costo delle misure proposte si autofinanzia, via maggiori entrate legate all’innalzamento del Pil, per circa 5 miliardi di euro e viene compensato dal ripristino degli strumenti antievasione per 3 miliardi di euro (stima assolutamente prudenziale) e dall’assorbimento nell’ambito dell’intervento generalizzato delle risorse dedicate al bonus famiglia (2,4 miliardi di euro).
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